TIM COOK APRI’ IL DIBATTITO, MA NON CI FU TEMPO PER…

<<Max accendi gli screen… trovami il poke di Sergej in cui mi risponde sull’incontro di domani con il team>> – <<Ok, eccolo Luca. Lo hai sullo screen numero 4>>.

<<Luca, domani dobbiamo decidere cosa fare. Non ne sono più convinto. Stiamo facendo un passo troppo lungo. L’idea è rivoluzionaria. Il WGB la vuole ora. Sposteremo oltre ai dati anche il controllo della privacy direttamente nelle mani delle persone…E se le persone non fossero pronte come dici tu? Ripeteremo un errore… non trovo risposte. Quando con Larry programmammo la prima versione di Google fu tutto più facile. Mettevamo nelle mani delle persone un potente sistema per ricercare informazioni. Quando abbiamo mappato le strade di tutto il mondo… quando abbiamo deciso come dare valore al traffico dei siti… volevano migliorare la vita delle persone di tutto il mondo, renderla più semplice. Ma oggi? Dobbiamo fare altre simulazioni predittive…>>.

<<Max, stop. fammi risentire quando Sergej dice “sposteremo oltre ai dati…”. Ma che risposte cerca?! Stiamo evolvendo il PDP perché oggi non è sufficiente. Abbiamo mandato in pensione i cookies, il tracking dei device che contribuivano a creare reali identikit di persone poi venduti, affittati per influenzare e determinare l‘ordine dei fatti. Dobbiamo ritrovare il coraggio di fare…”. Matrix esiste già. Il PDP è già nella mani di tutti, ha sostituito i passaporti e ha ridefinito e congiunto l’identità umana e digitale. BASTA Max! L’ho confuso io con questa mia insicurezza nelle persone…>>.

<<Luca voi non siete mai stati preparati ai cambiamenti. Noi AI vi abbiamo studiato. La nostra fase di apprendimento si basa su un processo, come sai, di elaborazione ed analisi complessa della vostra storia. Sono applicati algoritmi basati su studi di filosofia antichi, partiamo addirittura da logiche deduttive, dal sillogismo di Aristotele dalla linguistica computazionale e dai motori referenziali degli anni 80, fino alla logica neurale per la rappresentazione naturale della realtà. Oggi siamo preparati e pronti per aiutarvi a progredire. Cosa fa di voi “esseri speciali”? La vostra capacità di adattamento al cambiamento… ha qualcosa di mistico, spirituale… non la capiremo mai fino in fondo ma intanto possiamo aiutarvi a non commettere gli stessi errori… e serviremo… eccome, ricordati della lezione di Mendalayus!>>.

Per me non era difficile capire Sergej ed i suoi dubbi. Dopo l’intervento di Tim Cook del 6 Aprile 2018 dove disse che Facebook sbagliava sulle modalità di monetizzazione dei dati degli utenti, iniziò il più importante dibattito di etica e filosofia digitale di sempre tra le grandi net company mondiali. Tra i partecipanti ai dibattiti mancavano proprio Sergej e Larry. I due fondatori di Google osservarono per settimane i fatti da lontano, evitando tutte le situazioni che potessero mettere in difficoltà il sistema a cui avevano dedicato la loro vita. La paura di contribuire al crollo del sistema e dei modelli economici ad esso connessi era tale che l’indecisione spaventava meno del coraggio.

Wired in un articolo del Febbraio 2018, ripreso poi nel numero di Marzo 2018 nella cui cover appariva il volto di un Mark con il viso segnato da profonde cicatrici e cerotti, portò alla luce una serie di fatti che risalivano al Marzo del 2016 quando Mark sospese il responsabile della piattaforma interna “Trending Topics Feed”. Tutto sembrava presagire un caso “Cambridge Analytica”. La corsa a strumenti di advertising sempre più sofisticati. La battaglia sulle fake news. I dubbi di Mark sulla direzione strategica da assumere. Il ruolo di Publisher ed Editor, certificatore delle notizie. Decisioni da prendere. Gli serviva fare lobby, politica, ma iniziò tardi. Wired tra le righe di decine di articoli di quel periodo sembrava prevedere in anticipo la fine dell’allora più grande Social Network del pianeta, concludendo con una domanda finale “Mark, devi scegliere, Facebook è una Piattaforma? Od un Media? O vuole diventare un Editore?”.

In quei giorni eravamo invasi da articoli sul tema della privacy. Uscivano decine di notizie su piattaforme online che condividevano dati sensibili a terzi, per fini statistici, analitici, economici, politici, pubblicitari… Mi ricordo di Grindr ad esempio. E tra i grandi del pianeta la questione sembrava spostarsi su temi e dibattiti aperti che davano a tutti speranza sul futuro. Alla fine avremmo trovato una soluzione ed una direzione da seguire. La nuova economia che internet aveva contribuito a creare era ricca di speranza e visioni di un futuro migliore. Di conquiste. Scoperte. Sembrava bastasse risolvere questo problema per tornare in carreggiata a guardare al domani e recuperare consenso, fiducia.

Ma non ci fu dato tempo per rimettere a posto le cose… scoprimmo che il mondo non era pronto a reggere nuovi attacchi alla privacy dei cittadini ed aspettare ancora risposte. Crollarono proprio i governi, le lobby, i servizi segreti…

LE NUOVE FALLE

Dopo Facebook fu la volta di LinkedIN.
Tutti i programmi “Developers” dei principali SN sembravano al sicuro anche perchè dopo il caso di Facebook tutti corsero ai ripari. Ricordo ancora che durante la Pasqua del 2018 mi arrivò l’aggiornamento di Apple su tutti i dispositivi e notai al termine dello stesso una schermata che aveva tutta l’aria di un manifesto e che mi rassicurava sulla gestione dei miei dati personali da parte loro. Pensai subito fosse una manovra da parte di Apple per tranquillizzare gli utenti. E forse non mi sbagliavo.

Anche per LinkedIN fu una falla nell’utilizzo dei dati che fece scoppiare un nuovo caso. Questa volta furono coinvolte diverse società di recruiting che raccoglievano da LinkedIN milioni di dati e li analizzavano alla scoperta di nuovi talenti. Ma questi dati una volta analizzati aprivano le porte ad ulteriori studi di profilazione socio-demografici, attitudini culturali, orientamenti politici e religiosi. Così scoppiò un altro caso. I dati furono scovati da un piccolo gruppo di hacker indipendenti nei server di una società che sviluppava attività di direct marketing per conto terzi. I costi per accedere ai dati che le aziende pagavano a LinkedIN a loro volta venivano sostenuti da attività di marketing con agenzie partecipate indirettamente che li monetizzavano e permettevano al sistema di essere economicamente sostenibile.

Un articolo del Financial Times il 15 Giugno del 2018 portò alla luce tutti gli attori dello scandalo. Le lobby che avevano fiutato il problema non riuscirono ad impedire la cosa. E così registrammo il secondo grande caso a soli pochi mesi dal primo.

Iniziò una vera e propria caccia ai dati. Sempre più piccoli gruppi di hacker si misero in moto. I sistemi erano spesso vulnerabili con piccoli virus trojan. L’origine dei dati era altrettanto facile da scovare. Ricordo dei nomi tra i più noti, DefCon, Razor, Dead Memory… erano indipendenti, giovani, assetati di fama ma perlopiù sicuri di trovare qualcosa in rete.

Arrivò il momento di Twitter, poi di Tripadvisor, Pinterest, Tinder, Slack… non li ricordo tutti ma un giorno incuriosito dal fenomeno decisi di analizzare i dati che un giornale online aveva pubblicato su un incrocio di analisi e profilazione in Italia e mi trovai tra gli utenti analizzati da un sistema in mano ai servizi segreti che a quanto pare ricavava dall’uso che facevo di internet anche le fasce orarie ed i giorni in cui ero a casa, al lavoro o mi assentavo per poche ore. Ne rimasi colpito ma ormai nulla poteva più stupirci.

Fino al 12 Dicembre 2018 quando un hacker russo di un gruppo attivo in violazioni di sistemi segreti al servizio del governo, ricevette una busta con dei codici ed un indirizzo ip accessibile solo nel deep web. Era un link da cui poter scaricare tutti i dati personali di oltre 10 mila cittadini cinesi, i più influenti e ricchi della Cina. I dati si portavano con essi password, dati su conti correnti ed acquisti, viaggi, ristoranti, abitudini, predizioni avveratesi, controlli effettuati sui loro conti… arrivavano da Wechat-Pay. Avevano un accesso locale criptato su VPN connesso alla DMP di Tencent adoperato dal governo cinese per fornire dati ai servizi interni. Attraverso questo accesso avevano poi incrociato i dati con quelli messi a disposizione ai merchant da Wechat-Pay e così ricostruito le identità degli utenti. La busta arrivò contemporaneamente ad altri hacker in tutto il mondo.

Non riuscirono a fermarli. In pochi giorni la notizia finì sui principali giornali digitali e nei Social Network. E seppure con le sembianze di una violazione e di un attacco politico premeditato, la notizia aprì nuove discussioni. La Cina si sentì per la prima volta attaccata dall’interno, indebolita ed inerme. Il governo cinese minacciò i russi, poi gli americani, i francesi, gli inglesi… ma dopo l’attacco con vittima il governo inglese nel Gennaio 2019 interruppero sia le minacce che le polemiche.

Stava succedendo qualcosa… di più pericoloso. Erano diventati attacchi al sistema mondo.

GLI SCREEN

La TV non esiste più. L’abbiamo superata, non ne sentiamo più la mancanza. La superammo con la sete di notizie e di dati a cui il mondo dopo il 2020 andò incontro. Ora utilizziamo dei sistemi particellari scoperti nel 2019 dalla Samsung (qui qualche anticipazione). Sono particelle che si distribuiscono nell’etere e che si orientano a velocità elevatissime di fronte a noi e tramite il Lens (il nostro smartphone moderno) si posizionano per fornirci le informazioni visuali di cui abbiamo bisogno.

Quando chiedo a Max, la mia AI, di accendere gli screen, lui distribuisce nell’etere della stanza delle particelle led. Queste si orientano di fronte a me, seguendomi e sono come tanti schermi interattivi che manipolo con i gesti e la voce. Posso anche averne uno solo di fronte se voglio vedermi una story od un unico info-post. Spesso ci divertiamo ad aprirne più di uno perché tra loro interagiscono e possiamo combinare le informazioni e sviluppare dei ragionamenti più ampi. Se l’info-post è una notizia di finanza, lo screen di approfondimento riproduce direttamente le meta-informazioni che approfondiscono il tema trattato. Se guardo la story numero 11 di Star Wars posso, ad ogni riferimento passato, avere a disposizione in uno screen collaterale un approfondimento. Mi è capitato con l’ultima story, non capivo chi avesse ucciso Kylo Ren e ho chiesto allo screen collaterale di approfondire la storia del personaggio in questione. Mi ha preparato una clip veloce con tutte le informazioni sul Jedi figlio di Rey.

Max gestisce un catalogo di informazioni a cui abbiamo lavorato per giorni interni. Il mondo dell’informazione oggi vive on-demand in matrix. Miliardi di contenuti a pagamento sono accessibili da milioni di utenti. Un enorme catalogo organizzato. Ed io l’ho organizzato con il suo aiuto per avere a disposizione i contenuti di cui sono più interessato. Paghiamo i contenuti? SI, è stata una rivoluzione per il mondo degli editori. Se ne parlava già quando ero giovane ma gli abbonamenti facevano “cassetto” ed i giornalisti, le firme, spaventavano le grandi testate editoriali, soprattutto con la nascita dei primi blogger. Era il periodo del New York Times, del Financial Times, del Beijing Ribao ad esempio. Dopo la crisi dei Social Network furono loro, i grandi editori, a trainare la rivoluzione dell’informazione. E così scomparvero la TV, la Radio, la carta, le riviste, i libri, i giornali, i fumetti… in pochi mesi.

I DATI

Allora non ci scandalizzò la violazione della privacy. Sapevamo di essere controllati e profilati. Ma a molti sembrava il giusto costo da pagare per un mondo più sicuro. Ma gli attacchi terroristici del 2011 ed i successivi del 2018, del 2019 misero in discussione tutti questi pensieri. Alla base di tutto questo, c’erano i dati. I famosi Big Data di allora.

I dati diventarono l’anima della nostra società. Forse più che di dati dobbiamo parlare di matematica e di fisica naturale. Un professore del Mit di Boston, il Prof. Mendalayus, fu lui a definire le basi delle moderne AI, lavorando ad una formula rivoluzionaria che metteva insieme il valore sociale alla fisica naturale, creando un principio di governo dell’intelligenza artificiale non valicabile.

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