Il mondo si stava rendendo conto che una vita non era sufficiente per cambiare il destino dell’uomo.

Bisognava dare all’uomo la possibilità di essere più decisivo nell’arco della sua presenza terrena. Se da un lato le AI sembravano entrare in competizione con l’uomo nei lavori più industrializzati e meccanizzati, dall’altro lato erano la risposta più adatta alla sete di potenziamento delle menti umane e di accelerazione dei ragionamenti e dell’intelligenza.

Se ne parlava da tanto tempo, Wired pubblicò qualcosa, se non ricordo male, il 2 Giugno 2018 e mio padre ne aveva teorizzato un concetto embrionale con iLife già nel 2007. Alla mente umana serviva affiancare qualcosa. Qualcosa che fosse in grado di integrarsi e contribuire allo sviluppo di concetti più evoluti. Geni come Edison, Einstein, Hawking, Newton, Da Vinci… erano umani in tutto, in grado di coniugare istinto, metodo, intuito e genialità. Già allora le sfide si erano sempre più complicate e moltiplicate. Così si capì che c’era la necessità di risvegliare le intelligenze collettive che lavoravano alla nostra evoluzione per renderle più veloci e produttive. Per questo motivo teorizzammo e poi sviluppammo il PDP. Un dispositivo che integrato al Lens, il nuovo concetto di smartphone, rappresentava una AI avanzata, personale e free-for-use in grado oltre che di preservare i dati personali degli individui anche di incrementarne le capacità e le potenzialità. Finalmente potevamo eliminare alcune barriere cognitive e percettive per proiettarci verso nuove idee, teorie e modelli più evoluti.

IL GRANDE GIORNO PRIMA DEL NUOVO INIZIO

Ero nella mia car e mi stavo recando in Google. Dopo tanti incontri eravamo arrivati consapevolmente a quello che avrebbe dato una svolta a Matrix e alla democratizzazione digitale. Ma non sapevamo ancora cosa ci avrebbe riservato il futuro. Oltre a me e Sergej ci saranno Mark, Andrey, Raul, Hiroshi, Chenya, Irena e Sophia. Rappresentavamo il gruppo che dal 2020 lavorava insieme col WGB allo sviluppo di Matrix e del PDP. Era il giorno più importante di tutto il piano di sviluppo del PDP. Il giorno durante il quale avremmo presentato prima a Sergej e qualche ora dopo a tutta la WGB il nuovo modello di PDP con un importante aggiornamento del software che avrebbe permesso a tutta l’umanità di gestire i propri dati e la loro privacy in modo indipendente.

I tempi erano maturi ma qualcosa non ci rendeva del tutto sicuri. Il passo era molto importante e sarebbe stato decisivo. Da un lato avremmo impedito a chiunque di accedere attraverso un unico punto a tutti i profili delle persone eliminando attacchi, violazioni. Dall’altro lato avremmo lasciato nelle mani, consapevoli o meno, di ciascun cittadino la chiave di accesso e di gestione di tutta la propria vita virtuale e digitale. Raul ed Andrey erano tra i più preoccupati. Negli ultimi mesi avevano analizzato centinaia di PDP notando un altissimo uso dell’AI per fini non leciti. Le analisi riportavano tentativi di violazione di altri PDP, accessi al software core delle AI per modificarne le regole cognitive, vendita di dati personali attraverso la concessione di accesso ai PDP personali e familiari. Chenya che aveva intervistato personalmente molti di questi individui aveva scoperto che i casi più pericolosi si concentravano con soggetti consapevoli, abbienti e sopra ogni sospetto.

Ma al WGB erano sicuri. Il nuovo aggiornamento avrebbe comunque migliorato il sistema. Dopo l’audizione di Mark al Parlamento EU era chiaro l’accanimento dei governi verso le grandi tech company americane che detenevano terabytes di dati su di noi. Google era riuscita a rimanerne fuori nonostante la multa che gli arrivò dopo l’entrata in vigore del GDPR il 25 maggio del 2018. E la WGB era nata proprio sulle ceneri di quel periodo per realizzare un piano mondiale sulla gestione dei dati personali prima che il mondo digitale nella sua frenetica corsa travolgesse tutto e tutti.

La car si fermò. “Luca sono le 7.54am. Siamo in anticipo di oltre trenta minuti. Vuoi che ti lasci all’ingresso o saliamo al parcheggio elevato e ti prendi un caffè?” – “Max non ti preoccupare. Lasciami pure qui. Aspetto Sophia che dovrebbe arrivare ora.” – “Ok. Io proseguo al parcheggio.”. Max la mia AI era sempre con me. Il mondo digitale era diventato liquido. Le AI si connettevano con tutte le interfacce che ci circondavano e interagivano con loro e con noi contemporaneamente. Un concierge digitale intelligente, fidato.

“Sophia! sono qui…” – “Ciao Luca! mi sono fatta lasciare qui pure io da Jola. Ho con me tutto. Vuoi che ci fermiamo la sotto la G e ti mostro i files che mi hai chiesto di prepararti?” – “Si! sono qui per questo. Voglio che durante la presentazione tu possa argomentare a Sergej il piano B.” – “Ti sento strano. Hai ancora quelle tue sensazioni?” – “Si! stiamo correndo troppo. Non ce ne stiamo rendendo conto ma dopo la fine di internet abbiamo perso parte del controllo sulle persone e lasciato precocemente a tutti la possibilità di determinare le proprie regole. Mio padre era un incallito positivo. Nel suo piano non c’erano possibilità che la sua idea potesse dare origine ad altri problemi.”.

“Le paure di Sergej ti stanno influenzando. Devi calmarti. Abbiamo deciso tutti insieme che un mondo dove i dati personali sono in mano alle singole persone è un mondo più democratico e libero, dove il controllo della politica e delle caste non possono esercitare il loro potere, organizzando e soverchiando gli equilibri. Divide-et-impera. La centralizzazione aveva già dimostrato di essere troppo pericolosa. In mano di pochi avevamo consegnato troppo potere, persino nel mondo digitale.” – “Si! ma forse c’e’ qualcosa che non stiamo vedendo. In pochi anni c’e’ stata una rivoluzione incredibile. Mio padre era convinto che il genere umano si sarebbe evoluto più velocemente grazie alle AI e saremmo stati in grado in poco tempo di correre veloci nello spazio, sfidando quello che sembrava impossibile. Rinunciando alle guerre di quartiere, al terrorismo di paura e al potere delle vecchie caste.” – “Vieni!”.

ERA ARRIVATO IL GRAN MOMENTO

Max nel frattempo aveva letto gli appunti condivisi da Jola, l’AI di Sophia e mi stava riepilogando i principali punti mentre ci stavamo recando sotto la grande scritta di Google fuori dagli uffici. “Cosa ti sembra Max?” – “Li abbiamo arricchiti con gli ultimi dati raccolti da Chenya. Il piano B è pronto.” – “Bene” – “Sono sicuro che ne sarai soddisfatto. Sempre che Sergej oggi non cambi idea e torni sui suoi passi, avvallando subito il piano principale.” – “Potrebbe essere. Da quando non lavora più con Larry è diventato più insicuro. Poi dopo la chiusura di Facebook, si è spesso incontrato con Mark prima che lui si ritirasse, isolandosi, distrutto da come il mondo lo obbligò a chiudere quello che il Parlamento EU definì il suo mostro. E quegli incontri lo preoccuparono molto. La scalata delle tech company contro il potere delle caste e della politica sembrava aver subito una veloce frenata. In realtà c’era solo bisogno di ristabilire gli equilibri. Ma è ancora confuso.”.

“Sophia, fermiamoci qui. Al nostro solito tavolo.” – “Ok.”. Sophia aprì dal suo datapad gli appunti e le immagini furono subito proiettate di fronte a noi grazie ai nostri Lens. Le potevamo visualizzare solo noi, erano private e protette dalle nostre AI. La tecnologia era la stessa utilizzata per gli Screen, le moderne tv. Le particelle in un istante si posizionarono proiettandoci un video che descriveva il nostro piano B. Se i dubbi durante la presentazione da parte di Sergej fossero stati difficili da superare, avremmo potuto già raccontargli la nostra idea sempre nel rispetto del principio di base “l’essere umano… pertanto la sua privacy è da ritenere… sacra… degna di rimanere nelle mani di ciascuno…”.

“Cosa ne dici Luca?” – “Si ci siamo. Spero di non doverne parlare ma nel caso… saremo pronti. Max?” – “Le probabilità di utilizzare il piano B sono in aumento. Inserire un codice di controllo in mano al WGB e creare dei PDP evoluti per alcuni eletti poteva spaventare meno le persone. Anche Mendalayus era d’accordo su questo. Per ora e per quello che sappiamo non ci sono esseri superiori all’uomo che possono e potranno gestire al nostro posto il mondo e le sue regole. Pertanto spetta all’uomo proseguire il cammino e ritrovare il bilanciamento dei poteri.” – “Aspettiamo Max. Aspettiamo.”.

Ci incamminammo superando l’ingresso del Googleplex. “Ciao Nath.” – “Buongiorno Luca. Buongiorno Sophia. In bocca al lupo per oggi. Ci hanno avvisato che arriveranno anche gli altri colleghi del team. Sergej nel frattempo vi aspetta nella grande sala del Building 43, la Red.” – “Grazie Nath. Io e Sophia li aspetteremo la. Max avvisali per favore.” – “Certo Luca. Stavo già chiacchierando con Elvis, l’AI di Chenya. Saranno qui tra 12 minuti. Tra l’altro pensavo a quando eravamo in tre e lavoravamo come un sol uomo. Cioè due di noi poltrivano sempre.” – “No, hai rubato ancora una citazione a Graucho. Max!” – “Lo sai che la calma è la virtù dei morti.” – “Max ok ok. Ti spegnerei… se solo potessi farlo!”.

L’ingresso si trova al Building 40 ed arrivare al 43 significa camminare circa 300 metri tra corridoi ed open space colorati. A me e Sophia piace molto. Ci rilassa e lei sa che io muoio sempre dalla voglia di scoprire qualche cosa di speciale quando passiamo tra le stanze R&D. Lei mi conosce da tanti anni. Abbiamo studiato insieme e l’ho voluta con me per tanti ragioni. Max ahimè le conosce tutte. Le AI hanno un grosso difetto in questo mondo, vivono con te tutti i tuoi istanti. Ma Mendalayus le ha dotate di regole rigide e non oltre passabili che almeno le rendono mute come tombe. Lei era già bella in tutto quello che faceva da giovane. Precisa. Ordinata. Spiritosa. E sapeva sempre come concludere i miei progetti e portarli fino alla fine. Era pragmatica e tra di noi c’era solo una gran ammirazione e fiducia. Rappresentavamo due poli, attratti e connessi. Così le nostre AI, rispecchiavano i suoi occhi blu ed i miei occhi verdi con le stesse sfumature di pensiero. Era lei che aveva dato vita al piano B. Mentre io speravo di non averne bisogno.

“Ciao Sergej! è arrivato il momento che attendevamo da tempo…”.

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