Sync

L’INIZIO

Allora non sapevamo ancora dell’esistenza di questa cosa. Gli interrogatori a Jack ci svelarono una realtà a cui non eravamo pronti e a cui non volevamo ancora credere. Fu dopo di lui che andammo alla ricerca di soggetti simili, con il potere di sincronizzarsi con le energie dei morti.

“Jack… Jack… Jaaaaack! Riapra gli occhi subito.”

Jack aveva allora 38 anni, alto e di corporatura snello con una pelle leggermente colorata chiazzata da scure macchie di abbronzatura. I capelli lunghi e le dita delle mani lisce e sottili lo facevano un perfetto sosia di quei giocatori di poker da TV. La sua voce era profonda e greve, cosa che lo rendeva in tutti gli interrogatori ancora più gelido e terrificante, più della storia che stava raccontando.

“Jack, non vada in trance ancora. Rimanga qui, ora, subito.”

“Non è lei ad ordinarmelo capitano. Ma loro. Lei non ha ancora capito nulla. È una grande testa di cazzo come mio padre. Pensa che sia io ad entrare in contatto con loro?”

“Se continua a darmi della testa di cazzo, prendo la sua e giuro che gliela spacco come ha fatto con tutte quelle donne e uomini a cui ha tolto la vita. E forse alla fine lo farò davvero. Non ho nessuna pietà per lei, mi creda.”

“Lo immagino capitano. Neppure loro, si fidi.”

“Ripartiamo da capo. Da quanto tempo dice, crede di sincronizzarsi con queste energie dei… che definisce dei morti?”

“Ero un bambino come tutti gli altri… glielo ripeto. Normale. Oggi non posso più dirlo, allo specchio non riconosco più cosa sia diventato. Ma allora ero normale. Ma fu un giorno qualsiasi che qualcosa cambiò. Camminavo nella via che portava a casa di mia nonna. Passavo da lei tutti i pomeriggi dopo scuola. Mia madre lavorava e mio padre quando terminava preferiva bersi qualcosa al Bar 84. E quello era un pomeriggio come tutti gli altri. Cosi sembrava… inizialmente. Poi un brivido. Poi un altro. Sentivo le gambe e le braccia rigide. Si muovevano ma non ero più io, non le controllavo più. Mi portarono dietro la casa che avevo a lato, nel viottolo esterno che conduceva al giardino. Un gatto faceva la posta a qualcosa. Il mio corpo si fermò, la signora usci di casa forse per dare qualcosa al gattino… di colpo le mie mani afferrarono un bastone ed iniziarono a…”

“Si fermi… torniamo indietro. Dice che il suo corpo sembrava muoversi da solo. Cosa significa? La sua mente era confusa? Cosa succedeva.”

“Glielo ho detto poco fa. Capii cosa mi succedeva solo parecchi anni dopo quando colpii mio padre, quell’uomo di merda di cui non trovate il cadavere. Prima per me era tutto… ero spaventato, terrorizzato. Avevo paura che capitasse qualcosa a mia madre. Povera donna, quanto aveva sofferto.”

“Si concentri Jack. La sua mente. Cosa succede quando…?”

“Sono un osservatore. Un semplice osservatore.”

“Non prendiamoci per il culo Jack. La terrò qui fino a quando non dirà la verità… servissero mesi ma le giuro che lei da questa stazione non uscirà prima. E dubito che lo farà sulle sue gambe…”

Quando trovammo il corpo del capitano non avevamo idea di cosa fosse successo. Il corpo era completamente dilaniato da tagli profondi. La testa sembrava un melone calpestato dal passaggio di centinaia di piedi sopra. Dalle registrazioni che trovammo capimmo subito che quel Jack dell’interrogatorio era…

“Non voglio prenderla per il culo capitano anche se il desiderio di spaccarle personalmente quella testa di cazzo mi solletica la fantasia. Lo so che pensieri ha in testa… lo so.”

“Tu non sai nulla Jack. Nulla. Continua ora. Cosa succede in quella tua grande testa di cazzo? Sei un pazzo, solo un pazzo psicopatico che ha odiato il padre fino ad ucciderlo. Sei solo un pazzo assassino.”

“Continui pure così capitano e non arriverà a nulla. Si concentri lei! e mi ascolti bene. Non sono voci. La mia testa non c‘entra nulla o meglio allora non c’entrava nulla ma ora non ne sono più sicuro, ha ragione. Ma allora, glielo ripeto, ero un osservatore. Questa cosa che io chiamo sync, mi ha usato fin da subito…”