Non è facile parlare di sé, soprattutto quando bisogna raccontare qualcosa di difficile e complicato già per noi stessi. La vita è veramente un gioco, o una partita a scacchi, o una grande avventura… ma viverla fino in fondo è una grande prova per tutti.
E invidio gli sportivi, perché aggiungono alle prove della vita anche quelle del proprio fisico. Invidio da sempre gli imprenditori (per modo di dire, perché lo sono stato anch’io, in piccolo), perché aggiungono difficoltà ad altre difficoltà. E invidio i rocker, perché vanno per la loro strada, alcuni fino alla fine, anche prematuramente. E poi osservo con molto interesse anche tutti coloro che se ne fregano di tutto e che vivono una vita semplice, semplicissima, perché la vogliono così… senza problemi. Ed è per questo che il film dei fratelli Coen Il grande Lebowski è stato un pugnale infilato nei polmoni per accelerare la respirazione. Eh sì. Così. Invidio tutti, ma invidio anche me stesso, che nonostante tutto rimane sempre positivo e costruttivo.
Oggi ho 50 anni ed è incredibile come veda le cose diversamente. Vedo i giovani diversi. Sento le cose da lontano e le associo a qualcosa che ho già visto. Provo cose che ho già provato. Vado avanti come se quel famoso déjà vu in Matrix fosse veramente reale e appartenesse a cose che accadono tutti i giorni. Da un certo punto di vista è bellissimo, perché “So cosa fare” e “So come reagire”. Posso, insomma, migliorarmi, essere diverso e cercare di fare qualcosa che sia di aiuto.
Ma tutto ciò cosa c’entra con questo libro?
Tantissimo. È da qui che è partita la scintilla che ha dato il via a tutto.
Uomini che pensano troppo è il mio viaggio intimo e personale nel mio inconscio e nel mio passato. Un percorso che ha saputo separare le mie paure e le mie ansie sullo scrivere un libro che raccontasse qualcosa di me che ho sempre voluto nascondere e allontanare. Ma alla fine sono storie che ho dentro, che mi appartengono e mi hanno definito come persona. I fallimenti, lo sappiamo, sono un neo nella nostra società, inscindibile e permanente. Qualcosa che macchia per sempre la tua vita e il tuo essere, per te e per gli altri. Inutile dire che il fallimento è parte del viaggio. Non se ne può parlare, seppure altrove sia esorcizzato: anzi, è parte del percorso e del successo di tante persone. Qui non è così. Ed io sono qui. Per cui ho impiegato tempo a superarlo e a costruirci intorno una difesa, alta e solida.
E così l’ho scritta: sintetica ed essenziale, profonda nei picchi dolorosi ma anche superficiale negli avvenimenti che l’hanno scatenata.
L’obiettivo, in Uomini che pensano troppo, non era raccontare di me, ma creare una connessione tra la mia storia e la situazione che oggi vivono e condividono tanti uomini. Che poi scaturisce in fenomeni estremi come il pensare troppo e il burnout.
Una sera presi in mano un libro, Donne che pensano troppo, ed iniziai a leggerlo. Arrivai fino alla fine in un paio di giorni, e più mi immergevo nelle storie che l’autrice raccontava, più mi domandavo: “Come sarebbe per un uomo?”. Ma non serviva chiedermelo. Io lo sapevo. Quella situazione la vivevo, e la vivo, tutti i giorni.
E così mi sono detto che l’avrei raccontata anch’io.
Una storia vera. Tante storie vere.
Di uomini.
Che hanno vissuto, o vivono ancora, questo stato di ipnosi generata da noi stessi, dove i pensieri si accumulano, crescono e ci riempiono i minuti, le ore, le giornate. Pensieri ricorrenti che minano le nostre sicurezze e non ci abbandonano. Pensieri che si ripetono e ci rincorrono nei sogni. Quando abbiamo gli occhi aperti. Quando li socchiudiamo. Quando li asciughiamo dalla polvere delle città e dei problemi.
E poi ho detto: “Devono essere storie vere. Di me. Ma anche di altri”.
E mentre lo pensavo, un giorno rivedo Valentino.
Mi racconta la sua storia. Degli ultimi 12 mesi.
Lo guardo e gli chiedo: “Vuoi scrivere qualcosa di questo con me?”.
E tutto ha avuto inizio.
Il resto lo puoi scoprire dentro al libro, e sono sicuro che non ne rimarrai deluso.
Dopo tre libri di fantascienza, storie in cui ho immaginato futuri possibili e intelligenze artificiali capaci di cambiare il destino dell’uomo, ho sentito il bisogno di fermarmi e raccontare qualcosa di più vicino a me. Uomini che pensano troppo è nato così, da una pausa necessaria e da una domanda che mi ha perseguitato per anni: perché ci lasciamo bloccare dai nostri stessi pensieri?
Anch’io ho vissuto per molto tempo prigioniero dell’overthinking, analizzando ogni dettaglio, cercando di controllare tutto e ritrovandomi, invece, sempre più stanco e distante da ciò che contava davvero. Scrivere questo libro è stato un modo per fare pace con quella parte di me e trasformare ciò che ho imparato in un percorso utile anche per gli altri.
Non è stato facile mettere su carta esperienze personali, errori e fragilità, ma era l’unico modo per renderlo vero. Perché in queste pagine non ci sono teorie astratte: ci sono giorni in cui ho faticato a trovare lucidità, riflessioni nate dall’esperienza e piccoli gesti che mi hanno aiutato a ritrovare fiducia. È un libro che parla a chi, come me, ha capito che pensare troppo non ci rende più forti, ma ci allontana dalla vita che vogliamo davvero.

Luca Guido Zambrelli

Vito Valentino Caporizzi
In questa avventura letteraria mi accompagna Valentino Caporizzi, un amico oltre che un partner professionale. Ho rivisto un giorno Valentino Caporizzi come accade raramente, quando si incontrano certe persone giuste nei momenti giusti: per caso, ma con una necessità precisa. Cercavo qualcuno che sapesse usare l’ironia non per sminuire, ma per accendere una luce nei pensieri bui. E Valentino, con il suo talento comico e la sua capacità di raccontare l’inadeguatezza maschile con onestà e leggerezza, è diventato il compagno perfetto di viaggio per Uomini che pensano troppo.
Lui è la voce che sdrammatizza, che prende in giro le nostre ansie per farci capire quanto siano comuni, quanto siamo meno soli di quanto crediamo. Valentino Caporizzi è uno stand-up comedian, autore e speaker ironico e tagliente. Porta sul palco – e ora anche sulla pagina – il disagio quotidiano dell’uomo contemporaneo, con uno stile diretto, autentico e pieno di sarcasmo. Ha collaborato a “Uomini che pensano troppo” portando la sua voce comica e umana, capace di far ridere e riflettere allo stesso tempo.
Questo libro è nato in un momento in cui ho sentito il bisogno di fermarmi e guardarmi dentro. Dopo anni passati a scrivere di mondi lontani e di intelligenze artificiali, raccontare me stesso è stato molto più difficile. Parlare di overthinking, burnout e fragilità personali significa esporsi, e per lungo tempo ho esitato: scrivere certe cose voleva dire ammettere paure e debolezze che di solito teniamo nascoste.
Eppure, proprio questa difficoltà ha reso la scrittura una cura. Ogni pagina è stata un esercizio di verità, un modo per fuggire dai miei pensieri e, allo stesso tempo, affrontarli con coraggio. Scrivere Uomini che pensano troppo mi ha aiutato a mettere ordine nel caos interiore, a trasformare l’analisi ossessiva in parole, in storie e in esercizi che potessero essere utili anche agli altri. È stato un viaggio personale prima ancora che un progetto editoriale, perché per me la scrittura è sempre stata questo: un rifugio e una sfida, un modo per guarire e, allo stesso tempo, per capire chi sono davvero.
Burnout, pensare troppo e cortisolo sono tre parole che descrivono perfettamente lo stato in cui viviamo oggi. Lavoriamo, corriamo, rispondiamo a mille richieste, eppure ci sentiamo costantemente inadeguati, come se non fosse mai abbastanza. Il burnout non è solo una moda linguistica, ma una condizione sempre più diffusa: un logoramento profondo che svuota le energie fisiche e mentali. Ti alzi già stanco, fai fatica a concentrarti, ti senti emotivamente distante da ciò che fai e, a volte, anche dalle persone che ami.
Il pensare troppo – quello che io chiamo il vero nemico silenzioso – è spesso l’anticamera del burnout. Rimuginiamo su tutto: sul lavoro, sulle relazioni, sulle scelte che dobbiamo fare. Passiamo ore a immaginare scenari, a soppesare ogni dettaglio, a cercare soluzioni perfette che non esistono. È un meccanismo che ci illude di avere controllo, ma in realtà ci paralizza e ci fa perdere la cosa più preziosa: il presente.
E mentre la mente corre, il corpo reagisce come se fosse sotto attacco. È qui che entra in gioco il cortisolo, l’ormone dello stress. Nato per proteggerci in situazioni di pericolo, oggi è prodotto in modo costante dal nostro cervello perché percepisce ogni pensiero ossessivo come una minaccia. Il risultato? Un organismo che vive in allerta continua. Livelli di cortisolo cronicamente alti possono rovinare il sonno, rallentare il metabolismo, alterare l’umore, ridurre la capacità di concentrazione e persino influenzare la memoria. Ci sentiamo nervosi, irritabili, confusi: è il prezzo biologico dell’overthinking.
Spezzare questo circolo vizioso è possibile, ma richiede un cambio di prospettiva. La prima cosa da accettare è che non possiamo controllare tutto. La seconda è che fermarsi non è una perdita di tempo, ma una cura. Bastano dieci minuti al giorno per fare la differenza: respirare profondamente, scrivere un memo per svuotare la mente, camminare senza telefono, ridere di se stessi. Ogni piccolo gesto abbassa i livelli di cortisolo e riporta la mente al presente.
Uomini che pensano troppo è nato proprio per questo. In 30 giorni, con esercizi pratici e riflessioni quotidiane, ti accompagno a riconoscere e interrompere i pensieri automatici, a imparare a fidarti delle tue scelte e ad allentare quella tensione continua che ti allontana da chi sei davvero. Non è un manuale di teoria: è un compagno di viaggio. Perché il vero segreto non è smettere di pensare, ma imparare a pensare meglio. A scegliere quando riflettere e quando lasciar andare. A ridere, ogni tanto, delle nostre stesse paranoie. Perché la vita, anche con le sue imperfezioni, è molto più leggera di quanto ci racconta la nostra mente.
Mia moglie Valeria, per il supporto e la pazienza che continua a riservare ai miei progetti.
I miei genitori, per avermi regalato una vita ispirata ai sogni e allo spazio.
Il mio amico Umberto, per la motivazione che mi infonde anche da lontano.
Ed un grazie speciale anche a Valentino che si è buttato con me in questo progetto.
Grazie a tutti.
La Cover e tutte le immagini del libro sono state realizzate da Luca Zambrelli.
Tutti i contenuti sono di proprietà di Luca Zambrelli.











